martedì 27 novembre 2012

HARD LIGHT

ovvero: non è che il softbox sia per forza la scelta giusta.

Ritratto eseguito con luce dura: abbiamo infranto la regola, ma con cognizione di causa.


Bentornati amici, non sono morto, anche se la triade salute/fisco/lavoro ci ha provato a stendermi.

Avevo un po' di post già pronti da sciorinarvi, ma poi navigando sul web ho avuto una di quelle epifanie illuminanti che ti fanno venire voglia di scrivere di getto, ed eccomi qua.

Ho fatto diversi servizi negli ultimi mesi, e oggi prendo spunto da uno di questi per il nuovo articolo.
Il servizio in questione è di tipo low budget, ma nonostante il limite economico tante persone di talento hanno partecipato, mettendo ciascuno nel suo piccolo il proprio apporto.
Fondamentale pure l'apporto dei proprietari della location che ci hanno deliziati con antipasti e lasagne degni della guida Michelin. Il morale dopo pranzo era altissimo.

Credo che nel prossimo futuro, un post particolare lo dedicherò all'importanza della "squadra", e cioè di avere avere intorno e frequentare persone stimolanti dal punto di vista creativo che possano farci maturare e valorizzare il nostro lavoro, anche quando non si tratta di lavoro in senso stretto.
Si, credo sia un ottimo argomento, ma bando alle ciance, via le distrazioni e torniamo all'argomento del giorno:

con chi me la prendo oggi?
Con uno dei "falsi miti" della fotografia con cui si scontrano spesso i neofiti, soprattutto gli amanti della ritrattistica, ovvero LUCE MORBIDA = BUONA LUCE, equazione data spesso per scontata e che porta spesso come corollario quella che definisco "la grande menzogna", ovvero LUCE DURA = PESSIMA LUCE.

In tanti piccoli blog e in tantissimi shop online (ebay compreso), ho osservato la strana tendenza a considerare la luce morbida come l'unica via possibile (o perfino accettabile) per il ritratto o la fotografia di persone "in posa".

Da dove viene tutta questa sicurezza?
Bhe, certo, se parliamo di ritratto classico, in particolare di quello femminile, la luce morbida aiutando a mascherare le imperfezioni del viso e della pelle in generale, restituisce lineamenti più gentili e quindi un bell'effetto lifting naturale, che i canoni di bellezza femminile (sia del passato che attuali) certamente consigliano.

PERO'.
(C'è sempre un però... fateci caso)

Le regole sono importanti, e vanno conosciute bene, prima di poterle infrangere con consapevolezza.

La luce morbida è, come tutto il resto, uno STRUMENTO, e quindi in senso ancora più lato, una OPZIONE.

Potreste volervi servire di una luce dura proprio per le sue caratteristiche di dare più contrasto, maggiore dettaglio, e atmosfere meno ovattate.
O anche solo per la praticità di usare sorgenti di luce di piccole dimensioni e quindi più facilmente spostabili, trasportabili e orientabili.
Insomma, il limite come al solito è la vostra fantasia, unita alla vostra capacità di adattarvi alle situazioni e far tesoro di ciò che avete a disposizione.

Nello scatto di oggi (e pure in quelli in calce all'articolo) ho utilizzato un semplice riflettore a parabola sul nostro punto luce, nessun ombrello, nessun pannello, niente che ammorbidisse in qualche modo la luce.
Il risultato sono immagini contrastate, con passaggi luce/ombra marcati, a mio avviso più efficaci dell'effetto che avrei ottenuto con una luce morbida e diffusa.




Entriamo un po' più nel dettaglio: quello che cerco di dire, è che è ERRATO identificare a priori la luce morbida come "il bene" e la luce dura come "il male".
Entrambe vanno invece viste come OPZIONI, da conoscere, da riconoscere, e naturalmente da usare.

Gli sforzi che si fanno per pubblicizzare prodotti in grado di garantirci una luce morbida, sono giustificati non tanto dal fatto che la luce morbida sia migliore a prescindere, ma dal fatto che fondamentalmente quella dura sia molto più facile da trovare, dato che al momento in cui comprate un flash, questo se lo usate "nudo e crudo" è già una fonte di luce dura senza bisogno d'altro, e soprattutto, la fonte di luce dura per eccellenza è il Sole nelle ore in cui è alto nel cielo (che poi corrispondono  alle ore in cui la luce è più abbondante, e quindi tanta gente usa per fare foto).

Quando acquistate un modificatore di luce per il vostro setup, non state comprando qualcosa che migliorerà le vostre foto, ma state acquistando una opzione in più da poter usare in situazioni dove l'effetto dato dagli altri non corrisponde al risultato che avete in mente, o che vi è stato richiesto.

Un softbox di 2 metri, non fa una luce migliore di un beauty dish o di un ombrello, ma fa una luce diversa
.

Capite la chiave del discorso? Non  per forza "migliore", ma semplicemente "diverso".


La luce migliore, come abbiamo detto, sarà quella che vi permetterà di raggiungere il risultato che avete in mente o che vi hanno richiesto. Non esiste un metro di giudizio assoluto.


Ma aspettate un secondo... avete tutti ben chiaro il concetto di luce dura e luce morbida vero?
Sapete già come fare ad ottenerle? Si vero? L'avete letto il post precedente a questo vero?
Cosa...? Ho sentito una vocina timida che diceva "bho"!?...

Se sei tu che stai leggendo ad aver detto bho, o sei uno di quelli che ha preferito tacere invece di ammettere la sua lacuna, non disperare: la rete è piena di siti che forniscono le basi teoriche dell'illuminazione fotografica.
Il mai troppo citato Strobist ad esempio, ha intere sezioni dedicate alla qualità della luce, che vi consiglio di approfondire, se non siete ancora padroni dei mezzi a vostra disposizione.
Oppure molto più semplicemente, vai a leggere il post precedente a questo, dove spiegavo la cosa con un disegno degno di Giotto.

Bene, per oggi è tutto.
Spero di avervi fornito qualche spunto interessante per cambiare look ai vostri lavori, e spero che anche i più pigri trovino la forza di fare click sul link a Strobist per colmare le proprie lacune tecniche e comprendere meglio il senso di questo post e dell'argomento che affronta.

Vi lascio con altre tre immagini tratte dallo stesso set, sempre lo stesso setup mono-luce dura, con riflettore nudo e crudo.

Enjoy, and keep on shooting!

La luce dura, enfatizzando i dettagli, non perdona i difetti della pelle come fa quella morbida: nel caso di soggetti con pelle problematica, meglio servirsi di un buon makeup e armarsi di pazienza per una accurata post produzione.

Arrampicarsi sul calcio balilla presente in salotto per avere un punto di ripresa più alto, non ha prezzo.

Il mood della fotografia è ottenuto anche grazie alla qualità della luce scelta: la luce dura in questo caso, va a sottolineare molti particolari che altrimenti sarebbero stati meno protagonisti della scena.




sabato 13 ottobre 2012


MODELS!

So my fellows... here we are again!

Una foto vale più di 1000 parole. Però qua sotto ne ho scritte più di 2000, quindi leggete :D



Sgancio la bomba, tanto ovvia quanto deflagrante: tanti si avvicinano al mondo della fotografia per avere la scusa per conoscere belle ragazze.
Che scoperta, direte voi.
Ammettiamolo, tanti associano immediatamente l'idea di uno studio fotografico con quella di un set con una modella. O più modelle per chi, almeno nei sogni, ancora non conosce la crisi.

Ok è vero... tanti invece iniziano a fotografare perché amano la natura e gli animali e si dedicano alla fotografia naturalistica. Ma oggi non parleremo di loro e dei loro teleobiettivi da 7.000 euro.

Oggi infatti parliamo dei "photographers", termine preso in prestito dall'inglese, e che ormai fa da suffisso a qualsiasi nome leggiate su facebook che che abbia in casa un qualsiasi prodotto Nikon o Canon (anche con le fotocopiatrici ci prova qualcuno), e ultimamente anche soltanto con un telefonino marchiato apple.

Oddio no!
Tranquilli non è il solito post iper-protettivo nei confronti della professione, scritto in maniera tragica con le ultime gocce del mio sangue di fotografo con partita IVA.
Di quelli ne trovate già troppi in giro, e vi giuro che mi terrò alla larga dall'argomento, tanto ciascuno di voi si sarà già fatto la sua idea in proposito da un bel pezzo.

Invece, il post di oggi è dedicato proprio a tutti, specialmente a chi si affaccia ora al mondo della fotografia e magari ci si è avvicinato per fare foto alle ragazze, oppure (se non volete ammetterlo), a quanti dopo essersi appassionati alla nobile arte della fotografia, ora sono loro malgrado "costretti" dalle loro amiche più belle a fargli delle foto (ma controvoglia eh, ovviamente!).

Ehhhh si... è uno sporco lavoro..
E allora facciamolo! (decentemente, almeno)

La prima regola del fight club..ehm... la prima regola da tenere in mente quando ci si approccia ad un lavoro nuovo, è di fare le cose in maniera SEMPLICE.
Cose semplici e, nei limiti del possibile, ben fatte.

Tanti pseudo-maestri e venditori di fumo cercheranno di complicare ogni set inserendo mille variabili, accessori, punti luce.
Più roba vi fanno vedere, e più penserete di averne bisogno (so che vuol dire... compro ogni cosa che luccica, come una gazza ladra onesta).
Vedo spesso foto di backstage su facebook in cui si vedono un mare di accessori, si ostentano tanti punti luce;



poi scorro le foto, guardo il risultato finale del servizio vero e proprio e.... MAGIA.... fa cagare!

Eh si, fa cagare proprio. Scusate il francesismo.
"Fa cagare" non significa che le foto non sono a livello di Annie Leibovitz, intendiamoci: significa proprio che toccherebbe vergognarsi pure di farle vedere alla mamma, che in teoria ha sempre una buona parola per noi, ma di fronte a certe produzioni farebbe meglio a tacere, se davvero ci vuole bene.

Ora, non starò qui a tediarvi con tutta la teoria, i test, i prodotti consigliati ecc...
Andate su Strobist o su altri blog simili, leggetevi le lezioni tecniche, e vedrete che la maggior parte delle volte per fare una bella foto non servono per forza tante luci o attrezzature costose, ma occorre saperla usare, la luce.

Saperla usare implica il fatto di conoscerla, quindi appena finite di leggere le stupidaggini che scrivo qua, andate a studiare. Su strobist.
Ma ora restate concentrati qua ancora per un po', e vediamo lo scatto del giorno (quello a inizio pagina, of course).

Si tratta di uno scatto semplice, che veramente è possibile ottenere anche nel garage di casa con un po' di inventiva e spirito di adattamento.
Semplice si, ma secondo me anche efficace, quindi lo uso come stimolo per proporvi un modo di lavorare semplice e pulito, che potrebbe esservi utile in molte situazioni.

In questo caso, la modella, Vittoria, non è una professionista tuttavia si è dimostrata alquanto capace.
Abbiamo lavorato tanto sulla posa e l'espressione, per cercare di ottenere una immagine accattivante.
Come ripeto spesso e avrete già letto in altri post, il lavoro per ottenere una buona fotografia in studio inizia prima di scattare, con la scelta del soggetto e con l'instaurazione di un certo feeling di lavoro.

Il set era essenziale: due soli punte luce, un bel softbox ottagonale da 1,5 metri sulla modella, e un ombrello parabolico che puntava allo sfondo.
A chi si stesse facendo sfuggire un sorriso pensando a come possa aver detto poco fa che è possibile fare lo scatto in un garage e ora legge "softbox da 1,5 metri", vorrei dire due paroline di rassicurazione: anche due ombrellini classici da 110cm con flash da slitta avrebbero consentito di raggiungere lo scopo. Si tratta semplicemente di utilizzare ciò che avete a disposizione... non avete gli ombrelli? usate un pannello posto di fronte a al flash. Non avete il pannello? il flash di rimbalzo su un grosso lenzuolo bianco. Non avete il lenzuolo bianco? Ok, forse avete speso troppo per il vostro smartphone e troppo poco per le vostre lenzuola.

La chiave per ottenere luce morbida, è che la grandezza relativa della fonte di luce rispetto al soggetto, sia maggiore possibile.
Dico grandezza RELATIVA, sia chiaro.
La distanza infatti è un fattore che incide tantissimo sul comportamento della fonte di luce: basti pensare al Sole... pur essendo in termini assoluti la più grande fonte di luce che abbiamo a disposizione, la sua lontananza da noi lo fa comportare come una fonte di luce puntiforme, e quindi di luce dura.
Un ombrellino da 110 cm posto vicino al soggetto, è molto più piccolo del Sole, ma la sua vicinanza al soggetto farà si che la sua grandezza RELATIVA al soggetto sia superiore, e quindi avremo un effetto di luce morbida.
Portate lo stesso ombrellino in fondo alla stanza, e la sua grandezza relativa scenderà fino al punto di farlo tornare ad essere una luce dura simile ad una puntiforme.
La morbidezza non la da l'ombrello in sé col suo materiale o con la sua forma.
L'effetto di luce morbida è dovuto al fatto che, sparando il flash attraverso l'ombrello, si AUMENTA LA GRANDEZZA del nostro punto luce, altrimenti piccolissimo, e quindi capace di emettere una luce più dura e contrastata.

questo disegno, oltre a chiarirvi cosa intendo per dimensione relativa della fonte luminosa, dovrebbe rispondere pure alla  vostra domanda su come mai faccio il fotografo e non il pittore

Se leggendo queste ovvietà qui sopra avete sbadigliato, bravi, vuol dire che avete fatto i compiti.
Se invece leggendo queste poche righe precedenti siete rimasti shockati come quando avete scoperto che Babbo Natale non esiste, allora vi serve un buon corso di illuminazione, un "workshop" se siete pigri e non avete voglia di fare gli autodidatti, o un buon manuale tecnico di fotografia se siete capaci di leggere, o un insegnante più onesto e capace se avete già sborsato soldi per imparare ad illuminare una scena o un ritratto e nessuno vi ha mai spiegato queste nozioni base. Seriamente.


Ma torniamo a noi, e allo scatto che ha ispirato il post, con la nostra ragazza su sfondo bianco.
Quando lavoro su sfondo bianco, mi piace non esagerare la con luce sullo sfondo, lavorando sulla soglia della bruciatura, ma anche quando lo brucio proprio, cerco di non arrivare mai oltre 1 o 2 stop più del soggetto. Se esagerate, rischiate che lo sfondo diventi a sua volta una fonte di luce nella scena, con conseguenze indesiderate sul contrasto e il dettaglio a causa della luce che ritorna in macchina (che potrebbe essere un effetto creativo, se imparate a gestirlo, come tutte le cose).

In questo caso però, non ho dedicato una luce solo allo sfondo, quindi la parete bianca riceveva la stessa luce presente sul soggetto; la quantità di luce era già sufficiente a pulire la parete dalla texture del muro e ottenere un bianco abbastanza omogeneo, e la pulizia finale è stata fatta alzando i bianchi in post produzione con un pennello di lightroom, in modo da avere il controllo sulla zona di intervento e non compromettere l'esposizione dell'intera immagine (potete fare la stessa cosa con una maschera su photoshop se preferite).

Un piccolo post scriptum: ho notato che purtroppo non tutte le lenti reagiscono allo stesso modo quando scattate contro uno sfondo bianco più luminoso del soggetto. Alcune lenti tendono a manifestare una certa aberrazione cromatica tendente al rosso. Anche lenti di un certo calibro.
Il consiglio quindi è di provare accuratamente il vostro corredo prima di cimentarvi in una serie di shooting simili, per sapere quali lenti evitare e quali rendono meglio tra quelle nel vostro bagaglio.


Ecco lo schema luci utilizzato durante la giornata:

Nello schema luci c'è il fondale bianco... ma una comune parete bianca di quelle che avete anche in casa è uguale

La foto originale, prima della trasformazione in bianco e nero, risultava così:
Di tecnico c'è davvero poco, ma l'immagine sta in piedi grazie all'espressione e alla posa. Grazie Vitto!

Una luce così morbida e quasi frontale aiuta molto ad ottenere un buon incarnato, nascondendo tutte le piccole imperfezioni della pelle rispetto ad una luce dura e contrastata, magari sparata pure di taglio.
Vedrete che le vostre amiche ve ne saranno grate.

Per concludere, vediamo qualche altro scatto tratto dalla stessa sessione di lavoro, in modo da renderci conto di quanto in fin dei conti, uno scherma di luci del genere si adatti a vari generi di inquadrature: potete lavorare sia a mezzobusto, che in piano americano, o in primo piano, e potete controllare l'effetto del contrasto luci/ombre semplicemente facendo spostare il soggetto poco più avanti o poco più indietro rispetto alla parete.

Un altro esempio di interpretazione efficace che riesce a rendere interessante uno scatto tanto semplice
Un ritratto meno convenzionale, non c'è viso, non c'è sguardo, ma si percepisce il carattere del soggetto col suo atteggiamento

Un ritratto, col taglio di una foto di paesaggio. Invece del solito formato verticale, quello orizzontale può darvi un look differente, meno scolastico e più cinematografico. Sperimentare fa sempre bene!


Anche per oggi è tutto cari amici, auguro a tutti voi buoni scatti, buona luce e tanto divertimento!
A presto!

lunedì 8 ottobre 2012

WHERE DEATH IS MOST ALIVE - pt.3/3



Stasera ho un amico... PER cena... (cit.)

Boys and girls of every age
Wouldn't you like to see something strange?
Come with us and you will see
This, our town of Halloween

Finita la prima settimana di ottobre, ne restano solo 3 prima di halloween, quindi oggi come da programma finiamo il nostro piccolo viaggio nelle tenebre fotografiche.

Nelle puntate precedenti abbiamo visto come bilanciare la luce ambiente con quella flash in modo da non perdere l'atmosfera del luogo, abbiamo visto come eliminare la luce ambiente in modo da avere il controllo totale della luce sul set come se fossimo in studio, e abbiamo parlato anche di tutto quel corollario che sta intorno alla foto, come ad esempio (cosa importantissima) un buon casting per scegliere i soggetti giusti che sappiano valorizzare il nostro lavoro.

Lo scatto che vi propongo oggi è realizzato con lo stesso schema luci di quello dell'altra volta, cambiamo soltanto il soggetto e la location (per l'occasione, abbiamo fatto una trasferta di ben 2,5 metri spostandoci dal muro al portone di legno della stessa stanza).

L'idea è sempre quella di giocare coi cliché dell'horror cinematografico, questa volta l'elemento che traina la foto è la motosega, e non si può fare a meno di pensare a grandi classici dell'horror più splatter e violento, oppure, nella mia mente malata, ad Ash de "l'armata delle tenebre", cult movie per gli amanti del genere della mia generazione.

E così eccoci pronti a dare vita ad un nuovo scatto!

Prendiamo un modello di quelli fighi, di quelli che fanno bagnare la fidanzata o addirittura la mamma mentre con la coda dell'occhio vi spiano durante la post produzione degli scatti.
Prendiamo un bel portone di legno rovinato, chiamiamo l'amica truccatrice a disegnare qualche ferita convincente sul corpo del nostro sogetto (Valentina Ricci per l'occasione, ottima professionista e persona squisita, capace di sopportare qualsiasi fotografo o presunto tale, me compreso), e infine chiamiamo in scena lei, la vera protagonista, la motosega, autentica, sporca, vissuta, credibile.

Con questi ingredienti non si può sbagliare, aggiungiamo solo un po' di fumo per diffondere un po' la luce naturale in scena (e per giustificare alla nostra coscienza il fatto di aver speso altri soldi per l'ennesimo attrezzo che useremo 2 volte in tutta la vita).

Ok, tutto pronto, cerchiamo una posa da locandina cinematografica, una di quelle dove potrebbero starci pure un bel titolo e le date dell'appuntamento in sala.

Click! Voilà.
Mi piaceva l'effetto della luce ambiente che entrava da dietro. Come si sarà capito, poi, mi piace creare la vignettatura e l'illuminazione in generale in fase di scatto, senza doverla stravolgere in photoshop.

Segue la fase dei complimenti di rito a tutto lo staff, a sua volta seguita dalla fase in cui vi fate improbabili domande dentro di voi come "chissà quante modelle si tromberà il modello?", a sua volta seguita dalla fase in cui pieni di orgoglio pensate "stavolta mia morosa non potrà lamentarsi di nulla visto che non c'erano donne seminude sul set", che a sua volta è seguita ancora da quella fase in cui qualche amica, dopo aver visto i manzi con cui avete a che fare, vi chiede quanto costa une reflex per provare a fare qualche scatto (gli amici maschi lo hanno già capito da un pezzo che la scusa delle fotografie è ottima quasi quanto quella del cucciolo di cane per abbordare "nuove amiche", e in più la reflex non fa la pipì sui muri di casa).

Terminate tutte queste fasi post-scatto, dovreste ormai essere pronti ad iniziare la post produzione, ad essere ricoverati "alla neuro", e a sottoscrivere quell'abbonamento in palestra che nei vostri sogni vi farebbe sicuramente assomigliare al modello.

Tralasciamo le ultime due cose e concentriamoci sulla post produzione.
Come al solito, apro lightroom. Dio quanto ti amo lightroom.
Anche se ogni tanto litighiamo e ti tradisco con capture NX2 + photoshop, alla fine torno sempre da te.
Siamo come Ridge e Brooke.


Ecco come si presentava lo scatto in macchina.

Lo scatto è stato realizzato in modo da lasciare margine di lavorazione in postpro
Col senno di poi, l'uso di un secondo punto luce dedicato alla motosega, in questa particolare posa non avrebbe guastato

Solita color correction creativa, viriamo pesantemente sul verde come per il resto del servizio, e ci diamo sotto pesante con la chiarezza per ottenere l'effetto cartoon stile locandina anni 80-90.
Una sveltina su photoshop ce la facciamo stavolta, per dare un po' di diffusione alla luce in alto, e per completare la cartoonizzazione con un bel livello di high pass filter con blending su soft light.
Non ditelo a lightroom però... proprio adesso che abbiamo rifatto la pace...

Eccoci qua, la foto è pronta. Possiamo usarla pure come flyer per la nostra festa di halloween.

Ed ora, per i più golosi, i più nerd, i più curiosi, i più.... i più pazienti perchè no, visto il papiro che vi siete letti fin'ora, torniamo alla parte tecnica.

Dicevamo, che mi era piaciuto l'effetto di luce naturale che entra dall'alto nel fotogramma.
Dicevamo però che abbiamo utilizzato lo stesso schema di luce "ammazza luce ambiente" utilizzato nello scorso scatto, in modo da avere il nostro modello illuminato solo dal nostro beauty dish, come se fosse in studio.

Ma se ricordate bene... vi avevo lasciato con una frasetta, se non ricordo male... "la luce flash la controllate col diaframma, quella ambiente la controllate con la velocità dell'otturatore".
La regolina d'oro, alla base di ogni sperimentazione consapevole.

Già... vediamo di spiegare un attimo il motivo di questa affermazione, per chi non l'avesse già chiara a far parte del proprio bagaglio tecnico.

L'esposizione di uno scatto a luce ambiente, penso sia cosa che possiamo ritenere acquisita per tutti: più tenete aperto il diaframma, più luce passa, più lasciate la tendina dell'otturatore aperta, più luce passa.
La luce è sempre presente, quindi ovviamente più tempo rimane aperto l'otturatore, e più ne entra.

Cosa succede invece col flash? Succede che la durata del lampo è DI MOLTO inferiore ai normali tempi di scatto sincronizzato, al punto tale da rendere la velocità di apertura/chiusura dell'otturatore indifferente al fine di catturare la luce del flash.

Un flash anche di scarse prestazioni, arriva senza problemi a scaricare l'intero lampo in meno di 1/500 di secondo. I flash da slitta, quando utilizzati alla minima potenza, arrivano a scaricare il lampo anche in tempi nell'ordine del 1/38.000 di secondo

fonte: http://www.flickr.com/groups/strobist/discuss/72157625958129812/



La maggior parte delle macchine fotografiche canon/nikon/sony più diffuse, ha un sincro flash massimo di 1/200 o 1/250 di secondo.
Significa che, quando usiamo il flash, non possiamo scattare più velocemente di così.


Cosa significa tutto questo? significa che, in una stanza buia, il nostro sensore (o la nostra pellicola) vedrà l'immagine soltanto per la durata del lampo: a tutti gli effetti quindi, come se avessimo scattato a quella folle velocità visto che per il resto dell'esposizione non arriva altra luce ad impressionare il sensore.

E' veramente necessaria una stanza buia? No... se scattate a ISO bassi e con tempi sufficientemente rapidi per ottenere una foto NERA, per quanto riguarda il sensore siete in una stanza buia.
In questo caso, vedrete solo il flash (cosa utilissima ad esempio per "congelare" il movimento).

E se vogliamo che una certa luce entri in scena? Allora esponiamo in modo che questa sia visibile, e il resto della scena sia più possibile invisibile (nero).
Nel caso dello scatto di oggi, la cosa era abbastanza semplice, fuori c'era il sole dunque ottenere il giusto contrasto non è stato affatto complicato.
Il sole stava scendendo rispetto alla prima parte del set, quindi:

1/80 di sec, ISO 100, f/7.1 i dati di scatto.

Come dicevamo, il diaframma controlla il flash... questo perchè, essendo il lampo praticamente istantaneo, è inutile ridurre i tempi: entrerà sempre la stessa luce. Invece chiudendo il diaframma il flash perderà efficacia.

Il diaframma a 7.1 è stato scelto per avere il soggetto completamente a fuoco, con un diaframma più aperto avremmo avuto dei fuorifuoco che in questo scatto volevo evitare.


Ed ora, per festeggiare la chiusura dell'argomento dark/horror, qualche altro scatto tratto dalla stessa serie, realizzato con le stesse tecniche.

A presto, e mi raccomando, scattare! ;)

Da domani inizio la dieta, giuro
L'accetta rispetto alla motosega ha il vantaggio di non rimanere mai a secco. Pensateci.
Chi l'ha detto ke i killer motoseghisti pazzi possono essere solo uomini?






giovedì 4 ottobre 2012

WHERE DEATH IS MOST ALIVE - pt. 2/3



Non è adorabile quell'espressione assente di noia anche con la lama alla gola?


Well, that's just fine
Say it once, say it twice
Take the chance and roll the dice
Ride with the moon in the dead of night


Continuiamo il viaggio nelle terre oscure della fotografia alternativa (che a ben vendere, di alternativo ha molto poco ormai), e giochiamo coi suoi stereotipi!

Direi che in questa foto, abbiamo tutto. Di tutto di più.
L'immagine rende omaggio a tantissimi cliché del genere: abbiamo la maschera antigas, abbiamo le katane Japponesi, abbiamo la bella ragazza che non manca mai nei film horror, abbiamo l'ambiente diroccato, e abbiamo il nostro psicopatico anonimo e letale, con i suoi traumi infantili che l'hanno fatto crescere violento.

Le citazioni cinematografiche si sprecano, si va dalla maschera antigasi di S.Valentino di sangue, alle katane di kill bill, alla fanciulla della sposa cadavere, tanto per citarne alcuni (magari non tutti meritano la citazione allo stesos modo... ma vabbè).
Il concept è dichiaratamente horror/dark.
Mi sento horror/dark dentro. Su ste cose ci sguazzo..
Come fare però, in una giornata di sole, in pieno pomeriggio e con tante finestre che illuminano a giorno l'intera stanza, a creare un'atmosfera adeguata a mostrare il marcio della mia anima? (lol)
Le scelte sono due: o si disegna un pentagramma per terra e ci si taglie le vene per invocare Lucifero, che come è noto a tutti, si presenta sempre oscurando il sole col suo manto di tenebre, oppure, se non avete un gessetto per disegnare sul pavimento, o temete che il taglio ripetuto ad ogni set fotografico delle vostre vene possa portare i vostri polsi ad assomigliare a quelli di un" Emo", spendete due soldi e vi comprate un flash.
E naturalmente, dopo averlo comprato, imparate anche ad usarlo!

Vediamo un po' come l'ho usato io in questa circostanza...

Ricordate il vecchio post? Ricordate cosa vi dicevo dell'esposimetro? Che non morde? Che non dovete aver paura di usarlo? Bene!
Misurate l'esposizione per l'ambiente, poi regolate il vostro flash in modo che la superi di almeno 2 stop, ed esponete PER IL FLASH.
In questo modo, dovreste ammazzare (in senso figurato, of course) gran parte della luce ambiente presente. Più sarà alta la differenza, più la luce ambiente sarà insignificante, fino ad arrivare al punto che la stanza apparirà buia come in piena notte, e l'unica luce presente sarà quella del vostro flash, modellata da voi, come in studio.

Voilà, magia!

Per ottenere un effetto di vignettatura naturale, potete servirvi di modificatori di luce come le griglie a nido d'ape. Queste impediscono alla luce di espandersi in ogni direzione, dandovi un enorme controllo su dove verrà proiettato il fascio di luce. Nella foto che usiamo come esempio in questo post, potete vedere chiaramente la caduta di luce ai bordi, e il fascio di luce che assume una forma più o meno circolare al centro.
Le griglie esistono di diverse misure, a celle più larghe, o a celle più strette. Più le celle saranno strette, maggiore sarà la linearità della luce che passa attraverso; viceversa, più le celle sono larghe, più la luce sarà libera di diffondersi, ottenendo una sfumatura del cerchio proiettato più morbida e diffusa.

In questa foto la griglia utilizzata era abbastanza larga (mi pare intorno ai 60°).

La foto originale necessitava solo di una robusta correzione colore su lightroom e di un po' di contrasto

Direi che ci siamo, tecnicamente la foto era a posto, soggetti bene illuminati (per il genere di foto che volevo fare) e vignettatura già presente.

Dal punto di vista artistico, i soggetti risultano convincenti:

 il "cattivo", senza volto, comunicava con atteggiamento e gesti. Per come lo vedo io, è conscio del suo potere di togliere vite, e ostenta sicurezza pur senza lasciar trapelare (grazie alla maschera) se prova o meno piacere a compiere la sua missione.

La ragazza, col suo fare annoiato e per niente impaurito nonostante la lama sotto la gola, rendeva ancora più convincente il personaggio che ormai non aveva più nulla da temere dalla morte, avendo già abbandonato il mondo dei vivi.
Un'espressione assente, per un personaggio che non si cura ormai più delle faccende di questo mondo, con tutto lo "scazzo" di chi ha tutta l'eternità per pensare ai suoi affari, e quindi è ormai fuori dalla frenesia che invece affanna i viventi, alle prese con la cronica mancanza di tempo e dai ritmi frenetici della vita moderna: una Monna Lisa dello scazzo post-mortem.

Wow che descrizione dettagliata. Fin troppo per essere vera forse?
In realtà no... infatti era proprio questa l'idea iniziale, che ha ispirato lo scatto. Niente di più, niente di meno.
E questa considerazione mi passa un assist per abbandonare il campo tecnico,e tornare su quello organizzativo, spendendo due parole sull'importanza di GUIDARE I SOGGETTI, per fare in modo che quanto registrato nello scatto, si avvicini il più possibile a quanto abbiamo in mente.

Non mi dilungo molto sull'ovvietà per cui è importante SCEGLIERE bene i soggetti con cui si lavora.
Soprattutto nel caso che non siano professionisti, la selezione è importante, e deve essere rigorosa.
Servono il viso giusto, la capacità espressiva giusta, e la giusta propensione alla collaborazione.

Non accontentatevi di coinvolgere gente semplicemente perchè viene gratis.

Purtroppo capita fin troppo spesso che sia l'anello più debole della squadra a definirne la qualità dei risultati, ed è molto facile "sprecare" una buona idea con interpreti non all'altezza o semplicemente non adatti al ruolo.

Anche all'interno delle nostre cerchie di amici ci saranno sempre persone più adatte di altre ad interpretare certi ruoli.
A meno che non abitiate in cima ad un monte e non possiate scegliere altro che fotografare paesaggi o farvi autoscatti, prendetevi un po' di tempo per studiare i vostri amici e conoscenti, e provate a figurarveli nella scena che avete in mente.

Fatto questo primo passo, prima di coinvolgerli nella vostra idea principale, l'ideale sarebbe fare qualche scatto di prova insieme, per vedere se davanti alla macchina fotografica riescono ad esprimere quello che vi comunicano di persona, senza l'ingombrante e imbarazzante presenza dell'obiettivo.
Cercate sempre la loro zona di comfort... ci sono soggetti che vanno guidati, altri che vanno solo indirizzati e poi lasciati andare, altri ancora che per sciogliersi hanno bisogno di complimenti, e addirittura quelli che preferiscono il silenzio o una musica che copra pure le vostre parole.

Potete fare la foto tecnicamente migliore al mondo, ma sprechereste tutto l'impegno profuso se non riuscirete a fare in modo che i soggetti comunichino quello che avete in mente.


Ops... ero già pronto per i saluti, e quasi dimenticavo di mettervi lo schema luci della foto!
Non che sia poi necessario, visto quanto sia elementare questa volta... ma sia mai che mi si taccia d'essere uno scansafatiche!

Anche se non sempre funziona, "less is more" è spesso una regola d'oro!

C'è poco da commentare, un unico punto luce è più che sufficiente per ottenere l'effetto senza complicarsi inutilmente la vita.
Less is more, in questo caso. Con buona pace dei maniaci dei 50 punti luce.
Ho preferito usare una giraffa (o "boom" per gli anglofoni, e per chi studia illuminazione sui blog stranieri) in modo da avare la visuale libera sui soggetti e non dover sacrificare il punto di ripresa. Non è necessaria, ma solo più comoda, in questo caso.

Bene, oggi abbiamo visto come far apparire buia una giornata di sole rendendo ininfluente la luce ambiente lavorando col flash.

Prima di salutarci, ricordatevi sempre la regola d'oro: la luce ambiente, la controllate con la velocità dell'otturatore, la luce flash, la controllate con l'apertura del diaframma.

Se davanti a queste ultime due righe siete rimasti a bocca aperta perchè non sapete di cosa parlo, l'appuntamento è per il prossimo post, in cui analizzeremo insieme un nuovo scatto ;)

See ya!

domenica 30 settembre 2012

 WHERE DEATH IS MOST ALIVE - pt.1/3


direttamente dal prossimo film di Tim Burton... (ma anche no)


This is Halloween, everybody make a scene
Trick or treat till the neighbors gonna die of fright
It's our town, everybody scream
In this town of Halloween



Nuovo post.. mi son reso conto che ormai settembre è andato.
Tempus fugit.
Eh si, è passato anche il 30.
Vorrei fermarlo il tempo, e pensare che fra 2 giorni sarà ancora il 32 settembre, ma invece no... settembre è finito il 30,  e arriva ottobre.

Inizia ottobre, quindi inizia l'autunno, arriva Halloween.
Ok... mancano ancora 31 giorni... ma dato che sicuramente qualcuno di voi vorrà approfittarne per fare foto a tema, ecco che raccolgo l'assist datomi dal calendario, ed inizio un ciclo riguardante le foto "dark".

Tranquilli... niente cose troppo splatter che possano farvi sanguinare gli occhi, o la cui truce visione sarebbe peccato mortale. Non dovrete confessarvi dopo aver letto questo post: o almeno, non dovrete farlo solo per averlo letto... ma per quanto ne so io potrebbe leggermi pure qualche serial killer, quindi mai dire mai.

Bando alle ciance.
Come sempre, il discorso sarà abbastanza ampio, comprendendo consigli e tecniche che potrete utilizzare per ogni vostro scatto, non solo per Halloween!

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DISCLAIMER: Su questo blog, non scenderemo troppo nei particolari tecnici: do per scontato che siate già in possesso delle nozioni fondamentali di fotografia, e che visto che siete su internet, sappiate pure usare Google per trovare altri blog didattici che non ho intenzione di mettermi a copiare proponendovi l'ennesimo corso di fotografia online.
Qua si parla di foto, di idee, di espedienti per realizzarle. E si parla a ritmo di chiacchiera, non di lezione.
Se avete bisogno delle nozioni base e avete perso completamente l'orientamento, contattatemi privatamente, e vi indicherò dove trovarle, sia online che di persona.
FINE DISCLAIMER.

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Oggi in particolare, nello scatto che vi propongo, vedremo un modo per mischiare la luce flash con la luce ambiente, cosa che crea spesso delle difficoltà ai principianti.

Eh si.... tanti pensano ancora che il flash sia un attrezzo per illuminare le foto di notte, quando la luce non c'è.
Questo è vero solo in parte. In minima parte, per quanto mi riguarda.
Il bello del flash invece, è proprio fare in modo che "sembri che non ci sia", mischiandolo magari con altre luci già presenti sulla scena.

Se il flash viene gestito male, questo prevaricherà tutte le altre luci, spazzando via l'atmosfera naturale del luogo in cui scattiamo.
Di per sé, questa non è una cosa necessariamente sbagliata... anzi, la prossima volta vedremo proprio un esempio di come questa caratteristica possa essere sfruttata per alterare secondo i nostri gusti la scena.
Ma oggi invece, parliamo di quando entriamo in una stanza, e rimaniamo incantati dai giochi di luce presenti. Come fare a non perdere la nostra magica atmosfera, ma ad avere ugualmente il controllo sull'illuminazione del nostro soggetto?

Per prima cosa, facciamo una esposizione per la stanza.
Che significa? significa fare una foto (o una misurazione esposimetrica) che ci consenta di "vedere" la scena sulla foto così come ci appare ai nostri occhi.
Come se facessimo una fotografia senza la modella.



L'esposimetro non morde. Usatelo senza paura.



A questo punto inseriamo il soggetto, e illuminiamo come più ci piace con il nostro flash, facendo attenzione ad ottenere una esposizione che lo faccia amalgamare alla perfezione col resto dell'ambiente, e non la classica "sflesciata" degli scattini delle discoteche (a cui va tutta la mia solidarietà per le condizioni in cui lavorano... ci son passato anch'io e non è detto che magari non debba ripassarci... sapete.... la crisi... Monti... l'Europa... e la confidenza che si prendono col nostro deretano senza nemmeno l'accortezza di usare vasellina).
Ma torniamo a noi.
Qui sotto, lo scatto originale.





lo scatto originale era già buono, in altre occasioni (per altri temi) non avrei nemmeno perso tempo a ritoccarlo

 Se volete ottenere effetti più drammatici sullo sfondo, sottoesponete l'ambiente di 1 stop rispetto al soggetto.  Servendovi di un esposimetro esterno sarà un gioco da ragazzi, ma potete anche regolarvi ad occhio procedendo empiricamente fino a che non ottenete le proporzioni di luce desiderate: il limite è solo la vostra fantasia (ok... pure la quantità di luce disponibile).



Come potete notare, nonostante la presenza del forte controluce, il soggetto risulta bene illuminato, pur non avendo sacrificato dettagli altrove.
La tonalità calda dello scatto, l'ho ottenuta spostando volontariamente il bilanciamento del bianco fino a scaldare il colore (vi consiglio di farlo in camera, anche se in maniera grossolana rispetto alla precisione che avrete poi sul vostro monitor calibrato a casa, almeno avrete subito un'idea di come funzioni il mood).

In questo scatto, la finestra posteriore, di spalle al soggetto, è quella che illumina l'ambiente, mentre il flash è stato limitato con una griglia anteriore in modo che illuminasse soltanto la porzione di scena in cui si trova il soggetto (o poco più). La griglia è abbastanza larga, e la luce pur non andando in ogni direzione in maniera incontrollata, fa un cono abbastanza ampio e sufficiente a coprire l'intera porzione del soggetto visibile nel fotogramma.
La luce del flash proviene dall'alto a destra del fotogramma, come si evince chiaramente dalle ombre sul soggetto.


Per aumentare l'atmosfera dello scatto, e giocare ancora di più col taglio di luce proveniente dalla finestra, mi sono servito di una piccola macchina del fumo.
Ahhh la macchina del fumo... poche cose mi danno gioia come questo oggetto, tanto superfluo quanto meraviglioso.

Il mio tessssoro... ovvero: una macchina del fumo da meno di 80-100 euro, su Ebay.


Sono un feticista della tecnologia, e una diavoleria come questa su di me esercita un fascino indiscutibile. Anche se di tecnologico ha ben poco. Non giudicatemi... ahahah!




Feticismi a parte,  l'oggetto funziona sul serio. Il fumo crea un piacevole effetto nebbia che ammorbidisce la scena, da tridimensionalità alla luce, e si sposa alla perfezione col mood che avevamo in mente.
Una volta tanto, soldi ben spesi.

Ed ecco lo schema di luci/accessori usato per lo scatto:

il beauty dish sembra a misura di tirannosaurus rex nello schema, ma in realtà è sufficiente uno da 70cm di diametro



Ricordatevi di esporre PRIMA per l'ambiente, e in seguito di dosare il flash fino a quel tanto che basta per avere il soggetto schiarito fino al punto di integrarsi nella scena in modo realistico.
Evitate che il flash sia troppo protagonista rovinando la fotografia con riflessi di luce sulla pelle o altri artefatti che rendono la foto artificiale e spezzano l'illusione e la magia del mood creato.

Una volta ottenuto lo scatto, me ne son tornato a casa come al solito, ho piazzato la scheda nel lettore, consultato youporn alla ricerca di ispirazione mentre Lightroom importava le foto tramite la lentissima interfaccia USB2 del mio vetusto lettore, e poi ho sistemato la cromia, i contrasti e il mood della foto.

Ho cercato di dare un po' più di volume al fumo e contrastare la scena in modo da avere un effetto più convincente del trucco.
Spostando una levetta qua e una là, è nato lo scatto. O meglio, è nata l'immagine, dato che lo scatto era già bello che servito.


questa non l'avevo mai pubblicata, beccatevi l'anteprima


Come tutti gli scatti che pubblico qui, spero che anche questo (o le chiacchiere che questo ha ispirato) possa esservi di ispirazione per realizzare nuovi ed interessanti lavori.

La prossima volta, come promesso, un altro scatto a tema Dark/Halloween dal sapore vagamente cinematrografico, ma col nostro caro flash che invece di fare da riempimento preciso e morbido, farà la parte del leone oscurando la luce ambiente e dandoci un effetto molto simile alla luce da studio, ma in location.

Stay tuned! ;)


giovedì 27 settembre 2012

OUTSIDE THE WINDOW




"outside the window", 50mm 1/200 sec ISO 100 f/4

Una ragazza guarda fuori dalla finestra.
Fuori piove, la giornata è calda ma in giro non c'è nessuno. Bastano due gocce d'acqua per far scappare tutta quella folla che di solito ogni giorno colora la strada.
E' appena arrivata una macchina.
Forse è la persona che sta aspettando, o forse no.
Forse quello sguardo cerca qualcuno là fuori, o forse fugge da qualcuno dentro.
Quante interpretazioni, quante storie possono trovarsi scritte dentro un fotogramma rubato.
Cosa è successo quel giorno? E' poi arrivato qualcuno? Ha già smesso di piovere? Chissà...




Visto il successo dello scorso post sulla fotografia subacquea per dilettanti (come me), anche oggi giochiamo con qualcosa di particolare.

Una delle mie fisse, contro cui nemmeno il mio spirito di nerd-analizzatore può nulla: il lensbaby.


alcuni elementi del sistema lensbaby, che comprende varie lenti intercambiabili, addizzionali ottici e diversi corpi




Lo so... le critiche che gli muovono le conosco a memoria: costa più di quanto valga (dal mero punto di vista qualità/prezzo), è scomodo da usare (non ha nemmeno un diaframma... bisogna chiuderlo con dei dischetti magnetici sagomato...), non è nemmeno autofocus, e usato guardando dentro il mirino della macchina, se non avete una full frame, è quasi ingestibile, e vi costringe ad utilizzare il live view per avere il controllo di quello che state facendo.

Ah dimenticavo... lo schema ottico della lente è patetico, la qualità non può essere messa a confronto nemmeno con le ottiche off-brand più economiche.

Però....
Però.........
Però.............
IO LO AMO!

Si, davvero, fa parte di quelle poche lenti di cui non potrei mai fare a meno.

Ma come? Io, nerd, che mi metto a tessere le lodi di un pezzetto di plastica con appena un paio di vetri al suo interno, che danno semplicemente il risultato che potreste ottenere con un po' di pazienza su photoshop?

Si.

E vorrei far notare che Lensbaby non solo non mi sponsorizza, ma non mi regala nemmeno niente, e non mi fa manco uno sconto. Ahimè.
Nonostante loro non mi amino, e nemmeno il mio portafogli ami loro, io amo questo prodotto.

Perché?
Perché mi fa ragionare, pensare, scattare, e "sentire" la foto in modo completamente diverso da tutto il resto.

Mettiamo da parte le considerazioni sul prezzo, e mettiamo da parte pure le analisi tecniche della lente.

Questa piccola lente, ha carattere.
Ha un carattere difficile e non va d'accordo con tutti, o si odia o si ama, ma quando c'è feeling... è vero amore.

Innanzitutto, l'approccio al lavoro cambia.
Scodatevi ogni automatismo. Non funziona niente, ma niente proprio.
All'inizio è normale procedere a tentativi.
Se riguardo all'esposizione potete servirvi di un esposimetro esterno, per quanto riguarda la sua caratteristica principale, ovvero la decentrabilità, diventa quasi obbligatorio utilizzare il live view per vedere dignitosamente bene cosa state facendo: quando scattate ad aperture abbastanza aperte (si parte da f/2, quando non si mettono dischetti/diaframma dentro la lente), basta un respiro per cambiare la zona di fuoco.

Insomma... non è facile, non è per tutti.
Ma per me, è un mezzo inestimabile per raccontare qualcosa, in una maniera completamente diversa.

L'effetto fotografico del lensbaby, è quello delle lenti decentrabili: possiamo spostare il piano di fuoco ed ottenere una sfocatura selettiva, impossibile con lenti normali (photoshop viene in aiuto, ma non è la stessa cosa che vederlo mentre scatti).
Al contrario delle lenti decentrabili corrette però, col lensbaby non si ottiene il classico "effetto miniatura" tipico della fotografia tilt-shift, o perlomeno non lo si ottiene così esasperato come nel caso di lenti utilizzate (e adattate) in questo genere di foto.

A me il lensbaby ispira.
Mi ispira, come un giorno di pioggia.
Mi fa sentire intimo col soggetto e con le fotografie, mi da una carica emotiva che poi alla fine traspare nello scatto.
Suggestione? Può darsi. Ma non intendo liberarmene.

Come avrete capito, non ho alcuna intenzione di fare una recensione tecnica di questo sistema di lenti. Non credo che avrebbe senso.
Otticamente sono scarse, inutile nascondersi dietro un dito, però,  per quanto mi riguarda, sanno regalare grosse soddisfazioni.

Parliamo qundi di come l'ho usato.
Come al solito, partiamo dallo scatto originale:
nello scatto originale è già presente l'effetto finale, ma i colori risultavano abbastanza freddi per i miei gusti
























Come potete vedere, l'effetto dello spostamento del piano di fuoco è evidente, ed è realizzato direttamente in camera. Non c'è trucco, non c'è inganno. Niente photoshop.
Benché poi, come risultato finale, non vi sia differenza tra realizzare l'effetto in fase di scatto o in post produzione, io trovo che "vedere" quello che si sta facendo durante lo shooting aiuti a lavorare meglio. What you see, is what you get.
Simple.


Per agevolare il lavoro, ho posizionato la macchina sul treppiedi e composto la scena in Live View.
Questo permette di avere un controllo assai migliore sull'effetto del decentramento della lente, altrimenti abbastanza difficile da ripetere su più scatti con costanza utilizzando il lensbaby.

Avendo a disposizione una stanza di generose dimensioni e ricca di grandi finestre, ho utilizzato la luce naturale per lo scatto.
Chi mi conosce sa che sono un grande amante della luce flash (che adoro), ma quando la luce è buona... non c'è bisogno di complicarsi la vita

per la serie "less is more", lo schema luci più semplice del secolo: la classica finestra




Il mood del servizio si prestava molto all'effetto ottenuto con il piccolo lensbaby.
Tuttavia, la resa cromatica di questa lente è un po' fredda (cambiando la lente, passando da un nikkor normale a questo, si nota proprio una evidente resa cromatica discordante) per i miei gusti, quindi solito passaggio in lightroom per trovare un mood più caldo e adatto all'atmosfera che avevo in mente.

Ecco alcuni esempi di scatti, tutti realizzati col fido lensbaby





Ed eccoci alle conclusioni.
Lensbaby ha costruito un sistema di lenti uniche. Non sono adatte a chi cerca "la qualità tecnica", ma trovo che siano molto stimolanti per aumentare la qualità narrativa degli scatti, provando qualcosa di nuovo.

Sia chiaro: non è usare un lensbaby che migliora la qualità narrativa delle mie/vostre foto... ma è RAGIONARE DIVERSAMENTE che lo fa.
Il piccolo ed economico 50mm decentrabile pretende di essere utilizzato diversamente da tutte le altre lenti, e quindi vi porta a "dover imparare di nuovo", o "reimparare" se siete già avvezzi allo scatto senza automatismi, avendo avuto esperienze su altri sistemi.

Quello che fa davvero bene, non è scattare attraverso una lente di bassa qualità, ma IL CAMBIAMENTO. La nuova sfida, il dover fare pregio di difetti altrimenti palesi, e il liberarsi dalla logica della "corsa agli armamenti" che si fa quando si confrontano le lenti più blasonate e costose.
Avete mai visto quelle scene, soprattutto tra fotoamatori, in cui quasi si viene alle mani per stabilire se è meglio Canon o Nikon? Se è meglio il 70-200 vecchio o quello nuovo, se è meglio usare lo stabilizzatore o il cavalletto.... tutte quelle classiche menate, solitamente tipicamente maschili, che sono la trasposizione fotografica del "io ce l'ho più lungo".

Ecco, in questo scenario, lensbaby arriva, e spiazza tutti dicendo: "io ce l'ho più corto". E se ce l'avete più corto, siete obbligati ad usarlo bene... altrimenti... eheheh

Certo, non sono lenti che vanno bene per tutti i tipi di lavoro, e non possono sostituire le lenti corrispondenti per focale dei vari sistemi fotografici.
Resta il fatto che ogni tanto tornando indietro, si va avanti.

Nel mio caso, liberarmi da automatismi, MTF, e altre considerazioni tecniche,mi ha aperto un modo diverso di fare fotografie e di raccontare storie. L'aggiunta della possibilità di giocare col piano di fuoco, e la sfida di giocare con un pezzo di plastica hanno fatto il resto, ed è scattata la scintilla.

Curiosi di provare? Io ve lo consiglio.

martedì 25 settembre 2012

UNDER THE SUN, UNDERWATER


Con la puntualità che da sempre mi contraddistingue, ecco a voi il post estivo... ora che sta per arrivare l'autunno.

Visto che questo weekend mi son trovato 30° a Firenze, ho pensato che forse sono ancora in zona Cesarini per parlare di qualche tema estivo, che si potrebbe sviluppare in questi ultimi giorni per i più temerari di voi.. oppure per quelli che abitano a Firenze dato che in quella zona pare sia ancora Agosto.

Ebbene si... ci son cascato anch'io... foto subacquee!

"Under the sun, underwater" scatto realizzato presso Oasi Belvedere, non ricordo bene dove, abbiate pazienza!



Premetto subito che NON SONO UN ESPERTO DI FOTOGRAFIA SUBACQUEA, quindi questo articolo non ha la pretesa di essere un "how to", ma soltanto un "workaround", per parlare insieme di come io che sono completamente neofita di questo genere di fotografia, abbia affrontato i problemi più comuni che si presentano in questo genere di scatti.

Innanzitutto la lista della spesa, per capire bene cosa c'è dietro lo scatto, occorre capire la preparazione e l'attrezzatura necessari per potersi trovare nelle condizioni di poterlo effettivamente realizzare.

Iniziamo quindi a mettere nel nostro carrello della spesa quanto segue:

1) piscina sufficientemente profonda. Almeno 1,3 metri di profondità per potersi muovere adeguatamente sott'acqua, se vi accontentate di fare dei "tagli" come questo. Per una figura intera almeno mezzo metro in più.
Perchè in piscina e non al mare? perchè a meno che non viviate in posti con acque veramente limpide e pulite, al mare c'è troppo particolato e l'acqua è troppo torbida per permettervi di lavorare a distanze decenti dal soggetto. Già l'acqua della piscina compromette la qualità del file generato in maniera significativa, rendendo necessario un forte intervento in post produzione.
Se siete fortunati (o danarosi) il top sarebbe una grossa vasca trasparente, in modo che voi possiate stare all'asciutto e sistemare le luci dove volete, e mettete a mollo solo la modella... ma in questo caso, nella foto linkata sopra, ero pure io dentro la piscina insieme a lei, e devo dire che è stato pure divertente

2) se volete entrare in piscina e godervi l'esperienza di fotografie in immersione, vi serve un qualsiasi strumento fotografico che resista all'acqua.
N.B. resistere all'acqua è cosa ben diversa che resistere alla pioggia. Se vi venisse mai in mente di provare il vostro corpo tropicallizato e prova di fango ed acquazzoni dentro una piscina, sappiate che vi aspetta un'amara sorpresa.
Servono proprio macchine fotografiche subacquee (alcune compatte digitali lo sono già, ma vanno benone pure le vecchie Nikonos a pellicola) oppure degli "scafandri" per la vostra fidata reflex che usate solitamente all'asciutto.

Calma... non esaltatevi troppo... questi famosi scafandri hanno un costo direttamente proporzionale alla loro comodità.
Tra l'altro, questa proporzionalità segue una curva esponenziale... quindi all'aumentare della comodità d'uso, il prezzo raggiunge rapidamente cifre da capogiro, spesso di molto superiori a quella della macchina fotografica stessa.

Quindi? La fotografia subacquea è una cosa da ricchi?
La risposta è "no, se siete disposti a complicarvi un po' la vita".

Visto che ancora sono un fotografo povero e per fare esperimenti non posso certo permettermi migliaia di euro di attrezzatura che userei 10 volte in tutto nella vita, ho scelto la strada più scomoda, ma di gran lunga la più economica: il sistema Dicapac


la custodia DiCAPac in tutto il suo splendore spartano

 Si tratta in sostanza di una busta di plastica, sagomata in modo da contenere la vostra reflex di fiducia, assieme ad un obiettivo di taglia media (un 24/70 f/2.8 ci entra al pelo).

Stando ai dati riportati dal produttore, siamo al sicuro fino a 5 metri sott'acqua (qualche fonte scrive 10, ma vabè, io in ogni caso non scendo oltre i 2-3 quindi non ho mai approfondito molto la questione).



la pubblicità ufficiale del DiCAPac
.Ecco, con questo attrezzo potrete immergere la vostra DSLR in tutta sicurezza.
Lo so... l'aspetto non è proprio di quelli che ispirino massima sicurezza, però SI, FUNZIONA, nel senso che potete star tranquilli, se lo usate secondo le indicazioni fornite dal produttore, siete assolutamentea al sicuro.

Io, che sono un gran trafficone, nerd, fancazzista, e fissato, ho sostituito l'oblò plastico di serie con un filtro UV da 95mm in vetro, naturalmente uno molto economico (la bellezza di 37 o 40 euro, non ricordo più il prezzo), ma che nonostante tutto mi da risultati migliori del plasticozzo di serie.
Col senno di poi sono contento di avere effettuato la sostituzione, visto che già ci pensa l'acqua ad appannare l'immagine, e recuperare un pochino laddove si può, è cosa assai gradita.
Poi naturalmente 90 volte su 100 tutto il poco dettaglio catturato in più lo perdo con postproduzioni assurde ed estreme su lightroom, ma quello è un MIO problema, non dell'attrezzo...

Ok, abbiamo la piscina, abbiamo la fotocamera a mollo, cosa ci manca nella lista?

La luce! In questo scatto che vi propongo oggi, ho usato luce naturale, ho fatto posare la modella in modo che sott'acqua avesse il sole di fronte; diversamente avrei bruciato tutto per avere lei esposta correttamente.
dati exif dello scatto: 20mm  ISO 100, f/6.3, 1/40sec




Vogliamo mettere nella lista pure qualche accessorio? Io ho usato un paio di occhiali che sembravano usciti da Jersey Shore, rimediati sul posto grazie all'amica Chiara Schiaratura che provvidenzialmente li aveva con sé (tranquilli, non li indossava, facevano parte della sua borsa di gadget! :D)

Here we go!

Pronti per lo scatto, Margherita, la modella, non aveva mai posato sott'acqua.
Io non avevo (quasi) mai scattato sott'acqua.
Tutte le premesse remavano contro insomma.

Calma, niente panico. Se la modella non affoga, possiamo farcela.
I capelli di Margherita aiutano molto, col loro movimento, a rendere più interessante l'immagine e a dare il senso dell'ambiente subacqueo.

Quasi dimenticavo... ricordate che vi avevo detto prima riguardo gli scafandri per le relfex? cioè che la loro comodità è direttamente proporzionale al prezzo... il DiCAPac costa davvero poco (circa 80 euro). Gli altri partono da diverse centinaia a qualche migliaio di euro.
Traete le vostre conclusioni.

Oltre alla scarsa accessibilità ai comandi (anche girare una ghiera dventa una impresa, soprattutto se l'obiettivo è di generose dimensioni come il 24-70 f/2.8), dovrete fare i conti con la spinta di Archimede.
Nonostante chiudiate il DiCAPac con cura, dentro resta sempre un po' d'aria, e quando siete sott'acqua, l'oggetto vi porta letteralmente a galla.
Quasi impossibile stare fermi se non usate dei pesi come zavorra.

Ma adoro le sfide, perciò si continua.

Niente flash oggi, quindi si può scattare a raffica.
Niente autofocus, la mia Nikon D7000 sott'acqua soffre troppo per la mancanza di contrasto e sono più gli scatti che sbaglia che quelli che azzecca.
Tutto manuale. Mi piace sempre di più.

Impossibile anche guidare la modella sott'acqua. Posso darle delle indicazioni prima dell'immersione, ma poi lì sotto siamo soli e tocca tirare a indovinare.
Pure i capelli seguono un movimento random.
E ci si mettono pure le bolle d'aria, che spesso rovinano gli scatti migliori passando di fronte all'occhio o coprendo altre parti del viso della modella.

Un inferno.
Se dovessi mai realizzare scatti in acqua per un lavoro su committenza, queste condizioni di lavoro sarebbero inaccettabili, e mi procurerei  un bell'acquario per modelle :D
Ma oggi scatto per me, e queste difficoltà rendono la sfida ancora più divertente.

Eccoci al dunque, riemergo e controllo il display della macchina.
Trovo una foto che mi piace.
Ok, ancora non mi piace, ma ci trovo del potenziale.
Il contrasto è insignificante e la dominante azzurra opprimente, sarà sicuramente necessario un buon intervento di post produzione

Ecco il risultato originale




Si lo so... a parte la posa, non sembra nemmeno la stessa foto...

Per fortuna lightroom riesce a supplire alle mie carenze tecniche di foto subacquea!
Innanzitutto, ho aumentato i contrasti, e ci sono andato giù pesante con un bel +100% chiarezza.
Il file iniziava già ad assumere forma.
Successivamente, la correzione colore, doverosa vista l'opacità del file originale, via la dominante azzurra e bentornati dettagli sullo sfondo.

Ci siamo, lo scatto mi piace, e inizia ad essere come lo avevo pensato.
Il risultato mi soddisfa, spero piaccia anche a voi.
Di sicuro è stata una esperienza interessante, che mi ha fatto "crescere" mettendomi davanti a dei problemi del tutto nuovi, e a dei limiti che non avevo i mezzi per superare che quindi mi hanno costretto a fare di necessità virtù.

Ho un sacco di idee per soggetti subacquei da fotografare, e spero di avere un giorno la possibilità ed i mezzi per dargli vita.
Per ora spero di avervi incuriosito un po' e stimolati a provare... in fondo basta poco, e il divertimento è garantito!

See you soon!

martedì 18 settembre 2012

ANATOMIA DI UNO SCATTO, parte 1

Mentre su facebook i "photographers" sono impegnati a "farsi i pompini a vicenda" (sig. Wolf cit.) e io, ancora bannato, non posso partecipare al banchetto, ho deciso di parlarvi (in realtà parlo a me stesso, visto che non mi legge nessuno) di come nasce uno scatto.

Considerato che parlo da solo, e che quindi so già che domande farmi e che risposte darmi, la cosa potrebbe sembrare un tantino ridondante, ma poco male: repetita iuvant.

Ed eccolo, lo scatto di cui mi accingo a parlare:

100% alesad

Faccio foto di tanti tipi, ma questi sono i soggetti che amo, le atmosfere che sento più mie.
Non vi piace? Questa sera provate a dire "alesad" per tre volte davanti allo specchio, e apparirò alle vostre spalle con un gancio da macellaio (altra cit., ovviamente).

Torniamo seri, per un po'.
Come nasce questo scatto?
Nasce innanzitutto da una sensazione, da uno stato d'animo. E' uno scatto costruito, certo, e non racconta qualcosa che sta succedendo fuori, ma dentro di me.
Un reportage emotivo, che astrattamente va a toccare un sentimento che, dentro di me, è concreto.

La mia psicologa può star serena, con me lo stipendio è garantito per molti anni ancora.

Una volta messe nero su bianco le linee guida del progetto (scrivo tutto su un taccuino, perchè purtroppo la natura è stata molto avara di talento con me per quanto riguarda la capacità di disegnare), sono passato alla parte pratica.

Cosa mi serviva?

Nella lista della spesa avevo:
- un corpo nudo (o che sembrasse tale, dall'inquadratura)
- una calza-collant da donna, per attenuare i lineamenti della modella e "spersonalizzarla".
- makeup aggressivo e sfatto.

Il makeup in realtà sarebbe stato aggiunto solo in un secondo momento, infatti lo scatto fa parte di una serie, che procede attraversando varie fasi.
Così come l'angoscia e la disperazione crescono in vortici che sembrano risucchiarci, anche in queste foto ho cercato di ricreare un ipotetico movimento a spirale, che da una condizione tuttosommato tranquilla e solitaria, portasse infine la modella a fare i conti coi propri demoni interiori.
Ho detto la modella? Forse era più azzeccato dire "il soggetto".

Il nostro soggetto in questo caso, l'ho scelto con cura.
L'idea è nata da sola, ma pochissimo tempo dopo averla partorita, la visualizzavo già con la fisicità e le fattezze di colei che infine ho scelto.

Margherita Cesarano, la modella di questo servizio, pronta per rapinare una banca

 La scelta dell'interprete giusto per l'idea che ho in testa, per me è fondamentale.
Non c'è cosa che mi mandi più fuori di testa che pensare di aver bruciato una buona idea sbagliando il soggetto.
Non dico che faccio solo capolavori. Non dico nemmeno di riuscire sempre ad azzeccare il soggetto.
Non ho mai scritto nemmeno che faccio buone fotografie.
Dico soltanto che quello che produco, deve avvicinarsi quanto più possibile a quello che ho in testa.
Per poter parlare di me, devo riconoscermici dentro. Il soggetto dello scatto deve essere come uno specchio di quello che provo.
Ho un taccuino pieno di idee da realizzare, in attesa della faccia giusta.
Questa volta per fortuna l'ho trovata, e l'idea non è rimasta sepolta tra le pagine del taccuino.

Ed eccoci quindi arrivati al punto in cui occorre tradurre pensieri, idee, buone intenzioni e appunti in immagini.

Per farlo occorre padroneggiare, almeno un minimo, le tecniche di illuminazione.
In questo caso volevo un'atmosfera claustrofobica, malata, opprimente.
Ho scelto di illuminare la scena con un solo punto luce. Dato che il servizio è stato girato in due riprese, mi sono trovato a lavorare con due torce differenti, la prima volta con una bowens da 400Ws, con la quale ho girato (di nascosto) pure il piccolo backstage della modella, e nella seconda parte dello shooting invece, ho usato un kit Lencarta Safari Li-Ion impostato alla stessa potenza.
Gli accessori sono stati invece sempre gli stessi, un beauty dish da 70 cm argentato su cui ho applicato una griglia a nido d'ape per restringere il fascio di luce, un piccolo ed economico boom Prolight per posizionare la luce sopra la testa della modella, frontalmente, con un angolo di circa 45°.
Completa il setup lo sfondo grigio neutro, che trovo molto versatile e semplice da modificare in post produzione.

Eccovi lo schema di luci utilizzato:





 Il setup è molto semplice, e non c'è bisogno dell'aiuto di collaboratori in studio, è facilmente gestibile anche da soli.
Quello che invece ha dato più problemi del previsto, è stato assicurare la calza sulla testa della paziente modella. Volevo evitare fastidiosi rigonfiamenti, che si verificavano puntualmente ogni volta che si cambiava, anche di poco, posizione.
Potranno andare bene per una rapina in banca, ma per fare foto con risultati ripetibili questi collant che ho usato non erano il massimo.

Vi omaggio pure con un photobomb da manuale, eseguito con autoscatto, mentre sistemo le calze alla modella

Mi faccio i fotobomb da solo.

  A questo punto, il mio lavoro sul set era quasi terminato.
Ed è proprio a questo punto, che i nodi vengono al pettine... l'idea c'è, la luce è a posto, io sono pronto, tocca al nostro soggetto ora di metterci del suo, e di interpretare ciò che le ho chiesto.



Perfetto. Esattamente quello che volevo.
Il video, per chi se lo chiedesse, è un fuoriprogramma. La modella non sapeva che lo stavo girando, le avevo semplicemente chiesto di muoversi di continuo, per sperimentare qualche scatto senza flash.
Che burlone che sono.
Lei ha sfoderato tutto il repertorio, improvvisando sul momento e probabilmente pure chiedendosi cosa mai sognavo di ricavare in quel modo assurdo senza guidarla.
Non si fa, lo so che non si fa.
Ma si fa lo stesso, e anche se ultra-cheap e ultra-minimal come ripresa, penso si percepisca quanto fosse calata nella parte e quanto feeling ci fosse sul set tra di noi per realizzare le atmosfere che avevo in mente.
In questo, credo che il piccolo video raggiunga perfettamente il suo scopo.


Bene, saluto la modella e torno a casa felice, il lavoro c'è, sono ottimista, a tratti durante lo shooting riuscivo ad immedesimarmi con lei e rivedevo tutti quegli appunti sul taccuino prendere forma.
E' una bella sensazione.
Il messaggio, quelle sensazioni che provavo, mi tornavano indietro come un'eco.

Ma il lavoro in verità non è finito.
A casa mi aspetta la post produzione.
Apro lightroom 4 e questo è il risultato dei file raw appena importati:
lo scatto originale, come acquisito in macchina


Noto subito con piacere, che l'effetto di sfocatura selettiva della lente utilizzata (un lensbaby composer con ottica double-glass da 50mm e diaframma circolare standard) ha una resa che mi lascia molto soddisfatto.

Il file di partenza è buono, evviva.
Correzione colore su Lightroom, il fondale grigio si conferma trasformista e segue alla perfezione il mood che avevo in mente, passaggio veloce in photoshop solo per aggiungere una leggera texture e abbondanti dosi di grana.
Scelgo infine, come tocco finale, di chiudere le ombre sul volto, in modo da acuire ancora di più la spersonalizzazione del soggetto.
Per qualche motivo, sono convinto che senza volto, possa avere il volto di chiunque la guarda e vi si riconosca.
I lineamenti scompaiono e restano appena accennati quel tanto che basta per definirla ancora umana, e lascio che siano le mani e la posa a parlare, a raccontare quello che provo.

Niente occhioni da cerbiatta, niente labbra da pin up, niente capelli da sfilata sul red carpet.
Una calza su cui il colore disegna un viso stilizzato come una maschera, e quel poco di luce che basta a percepire le forme del corpo.
E quelle mani...

Fotografia

Faccio click su strane cose, che registrano strane immagini.